UN OTTO MARZO DA RICORDARE

È stata la mia prima volta. Non avevo mai incontrato, fino ad ora, i ragazzi di un Liceo per parlare di bullismo.

Ho parlato loro delle mie esperienze di vittima: non ho proposto soluzioni, non ho sbandierato verità. Le verità e le sicurezze non le ho. Ho solo mostrato le mie ferite, le mie fragilità ed ho condiviso le mie con le loro. Perché non mi sento un santo, ma tutto l’opposto e perché sento di avere tanto da apprendere, soprattutto da loro. In pratica ho chiesto ai ragazzi di aiutarmi a capire, e magari di trovarle insieme le risposte possibili, anche se non definitive.

Mi hanno guardato. Mi hanno ascoltato. Si sono commossi, ed anche io con loro. Ma niente era finto o preparato: eravamo quelli che siamo, e basta.

Spero di ritrovarli ancora. E spero di poterlo fare ancora per un po’ di tempo.

 

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