#Voce alle vittime:La storia di Carlo

 

Buongiorno cari lettori,

Oggi vogliamo inaugurare una nuova ”Rubrica” del blog,nella quale daremo spazio alle vostre storie.
Alle storie di vittime di bullismo e mobbing.

Ovviamente il tutto potete mandarcelo tramite i nostri contatti ➠ QUI

Noi provvederemo a ricostruire la storia magari facendovi anche qualche domanda,e pubblicandola sul blog in pieno anonimato.

Ho deciso di iniziare questa parte del blog con una delle storie di bullismo sentite in vita mia che più mi hanno colpita.
Il protagonista è un ragazzo,attualmente di pochi anni più di me.
Perciò i fatti che andrò a raccontarvi non sono ambientati negli anni 60′ ne poco dopo.
Parliamo del ventunesimo secolo,e di ragazzini cresciuti in modo degradante già molto prima che il fenomeno del bullismo venisse allo scoperto,come è accaduto negli ultimi anni.

Questa è una storia che meritava di avere più attenzione allora,quando la persona coinvolta in tutta questa sofferenza si vedeva tutti i giorni rovinare la vita,e invece purtroppo possiamo raccontarvela solo oggi che è tutto finito.
Ma per fortuna possiamo raccontarvela!
Perchè il protagonista,è ancora tra di noi,e continua a lottare per se stesso senza usare la stessa violenza che hanno usato nei suoi confronti le persone che invece dovevano considerarsi a tutti gli effetti i primi rapporti umani della sua vita.

 


 

L’esperienza di Carlo col bullismo

 

Diversamente da quel che si possa pensare,la storia di Carlo non inizia fin dalla più tenera età.
Cresciuto come un bambino affettuoso e sensibile,Carlo aveva pochi amici ma -pensava all’epoca- buoni.
In particolar modo degli eventi farà parte una persona che Carlo conobbe alle scuole elementari di nome Andrea.
Andrea era un bambino perfettino; bravo,bello,onesto,forte e studioso.
Andrea,fingendo di mostrare interesse per Carlo strinse con lui un’amicizia metereopatica (che cambiava umore in base al tempo).
Andrea diceva cattiverie a Carlo e faceva di tutto per fargli credere di essere brutto.
Una ferita che Carlo porta ancora dentro.
Altri piccoli bulletti si aggregarono contro Carlo ma la situazione all’epoca fu tenuta sotto controllo dai suoi genitori che parlavano con quelli dei suddetti bulli.

Come un pò tutti,alle elementari abbiamo avuto il primo assaggio della cattiveria che possono avere i bambini,così l’aveva avuto anche Carlo.

Alle scuole medie i problemi di Carlo continuarono,rinacquero dalle loro stesse ceneri.
Fu preso di mira dai soliti ragazzini per i quali se non sai giocare a calcio non vali niente.
E poi fu preso di mira anche dal bulletto della scuola,proveniente da un quartiere malfamato,un ragazzino meno controllato degli altri.
In uno spiacevole episodio i ragazzini finirono in una rissa.
I suoi compagni di classe intervennero a dividerli,facendo un muro umano per difendere Carlo, mentre gli amici del bullo stettero a guardare.
E la cosa fece intervenire la preside della scuola.
La donna chiese a Carlo «Ma perchè non ne hai parlato coi professori?» e il ragazzino rispose «Nessuno faceva mai niente quando venivo insultato in classe sotto i loro occhi».
Come accade nella maggior parte delle volte,gli insegnanti sono osservanti complici di questi atti ignobili.                Un insegnante persino disse a Carlo “Dovresti vergognarti” per i problemi che il ragazzino aveva portato a galla,mentre queslla a diversi vergognare era lei.                                                                                                                      Nello stesso periodo Carlo fece amicizia con Giuseppe,che considerava davvero simpatico,un pò matto e divertente.

Una volta alle scuole superiori,Carlo si ritrovò nella classe frequentata da Umberto,un bullo particolarmente irrequieto e pieno d’odio.
Omofobo dichiarato,urlava in classe cattiverie omofobe (come che gli omosessuali dovevano essere sterminati),maschiliste (come che le donne erano tutte sgualdrine o lesbiche) e perfino d’odio nei confronti della sua stessa famiglia (chiamò lesbica sua madre perchè gli aveva comprato un quaderno con una ballerina).
Quando Carlo chiese a Umbero se la sua ossessione per i gay non fosse un segno di omossessualità repressa il ragazzo reagì iniziando a urlare,bestemmiare,insultare Carlo e battere i piedi per terra.
Carlo racconta di altri segni di squilibrio di questo ragazzo che si erano già presentati in classe;come l’uso a mò di minaccia di grosse forbici contro gli insegnanti.

Nello stesso tempo il suo amico delle medie Giuseppe iniziò a cambiare assumendo un atteggiamento ribelle e da bullo.
Iniziò a frequentare cattive compagnie,tra cui Umberto (il bullo delle superiori) e il bulletto delle scuole medie.
Iniziò a mentire e a sparlare di Carlo in giro per il semplice gusto di fargli del male.
Carlo,dal buon cuore,gli diede la possibilità di recuperare e fare pace,ma questo continuò a mentire e fare in modo che in tutto il comune si parlasse male di Carlo.
Allora Carlo troncò i rapporti con tutti.

E loro -il bulletto delle medie e il suo e il suo amico delle elementari Andrea- si misero d’accordo per organizzare un pestaggio in pizzeria al povero Carlo.
Prese parte al pestaggio anche Giuseppe,non intervenendo,ma già soltanto essendo presente e non facendo niente per difendere il suo amico compì un azione irriprovevore.
Iniziato il pestaggio,Carlo fu momentaneamente salvato dall’intervento di un passante,poi pensò di chiamare i suoi genitori in soccorso ma i suoi aggresori fecero di tutto per farlo desistere dal farlo.
Spaventato delle ripercussioni,Carlo non chiamò i suoi genitori e si diresse assieme agli aggressori spaventato a morte verso casa di Andrea.
In quel frangente Carlo tentò più volte di chiamare a casa,ma era tanto teso e spaventato che sbagliò più volte il numero.
Nel frattempo arrivò un branco di bulli pronti ad aggredirlo.
Ad aggredirlo fisicamente furono solo in tre,mentre gli altri urlavano ed incitavano.
Un vero branco di bestie.
I danni riportati da Carlo furono abbastanza gravi da poter denunciare il fatto alla polizia,ma Andrea e il bulletto delle medie testimoniarono contro di lui facendo credere che fosse stata una rissa.
Andrea,addirittura s’infurio perchè Carlo aveva fatto il suo nome,si vantò in giro di averlo difeso durante la ‘’rissa’’,e accusò Carlo di arroganza.
A quel punto il nostro Carlo rimase completamente solo.

Umberto -amico dei bulli e di Giuseppe- venne a sapere del pestaggio,e continuò a insultare Carlo per questo.
Il preside lo vennè a sapere e fece un inutile richiamo generale.
Carlo segnalava le vessazzioni agli insegnanti,ma appena questi si giravano Umbero ricominciava daccapo la sua tortura.
Più volte Carlo dovette cercare di difendersi dai pugni di Umberto,che poi si vantava mostrandolo come un animale da zoo per i lividi che gli aveva lasciato sul viso.

Alla fine le segnalazioni di Carlo,con l’appoggio dei genitori e dell’intera classe ormai esasperata,ebbero esito.
Il preside dovette usare un metodo poco etico,ma efficace.
Minacciare Umberto che se non calmava il suo atteggiamento avrebbe chiamato i servizi sociali.
Cosi il ragazzo,spaventato,si calmò.

Carlo passò il terzo anno di superiori sereno,forse per la prima volta nella sua vita scolastica.

Ma l’anno successivo iniziarono i suoi problemi di salute.
Carlo soffriva di un cardias incontinente,vomitava spessissimo,e soffriva di dolori addominali.
Faceva spesso assenze a scuola,e nonostante i certificati i professori e i suoi compagni lo accusarono di fare assenze strategiche.
Carlo ricorda di una sua compagna per la quale aveva perfino avuto una cotta in precedenza,che lo definì una ‘’persona meschina’’.
Da ciò possiamo vedere che anche le ragazze con la loro cattiveria possono far del male ad un ragazzo.
Non è detto che il bullismo sia differenziato femmine vs femmine e maschi vs maschi.

 

Nonostante la fine della scuola i problemi di socializzazione di Carlo continuarono.
Ma il problema non è lui.
Non lo è mai stato.
Nessuno psichiatra gli ha dato una diagnosi diversa dal «Il problema è l’ambiente in cui vivi».
Perchè anche gli specialisti possono confermare che le persone che ci stanno attorno influenzano molto la nostra vita sociale.
Questo ragazzo,Carlo,che è sempre stato maltrattato ed emarginato,come poteva mai essere bendisposto a fare amicizia?

 

Oggi,che sono passati molti anni dai fatti accaduti,Carlo conduce una vita modesta ma felice,cerca giorno dopo giorno di ricostruirsi e realizzare i propri sogni.
Quelli stessi sogni che i suoi bulli volevano screditare.
Quelli stessi sogni che per loro non dovevano esistere.
Invece,per Carlo,esistono ancora.
E questa è la forza.
La forza di combattere e andare avanti,nonostante tutto.

 

 

Voglio ringraziare tanto il ragazzo che mi ha raccontato la sua vita,mi ha fatto riflettere molto sul bullismo e anche su di me.

 


 

Tutti i nomi qui scritti sono puramente casuali.

6 thoughts on “#Voce alle vittime:La storia di Carlo

  1. È sempre l’ambiente che ci circonda a migliorarci o danneggiarci, il problema è che ci sono molti adulti che non se ne rendono davvero conto, o fingono di non vedere, o proprio si rifiutano di vedere. Il ragazzino, l’adolescente è chiaramente alla ricerca di socialità e non è in grado di distinguere ancora le compagnie sane e vere da quelle malate e false ed è lì che dovrebbe esserci l’adulto a monitorare la situazione e a consigliare. Mi auguro che queste storie possano essere d’aiuto ai ragazzi con similari difficoltà come agli adulti che ancora si sottraggono a certe responsabilità.

  2. Purtroppo, come al solito, mi riconosco in diverse delle situazioni descritte. Sono stato a scuola in un periodo dove il bullismo era tollerato, e in alcuni casi istigato, perché “formava il carattere” e se non riuscivi a tenere testa era soltanto colpa tua.

  3. Cavolo son senza parole

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