È nata la nostra associazione: “LE IDEE”

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Oggi martedì 17 Aprile 2018 alle ore 16.15 circa abbiamo iniziato la prima conferenza e riunione d’inaugurazione dell’associazione ”LE IDEE”.
Riuniti nell’accogliente sala della ex provincia al Palazzo del Governo di Taranto abbiamo presentato al pubblico la nostra associazione e abbiamo spiegato di cosa tratterà.
Io,Valentina Grassi e il mio collega Francis Allenby,ne siamo soci fondatori.
In quanto ex vittime di bullismo,violenze e sopprusi vari abbiamo deciso di fondare un gruppo coeso contro questi fenomeni per combattere contro i nostri stessi fantasmi.
A collaborare con noi c’è la gentile dottoressa De Simone del CSM (Centro Salute Mentale) che ha ampiamente parlato di questi fenomeni di violenza e discriminazione,anche rispondendo alle domande dei presenti.
Non eravamo molti,ma come dice Francis “Pochi ma buoni!”.

 

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Tralasciamo la caratteristica vista dalla finestra del quarto piano che mi ha colpita particolarmente,il nostro incontro è stato produttivo,un ottimo punto di partenza per grandi cosi.
Come dice un uomo che conosco molto bene “Solo sognando in grande si possono fare grandi cose”.
Noi forse sogniamo in grande pensando di poter fare qualcosa contro la violenza?
No. Perchè noi siamo determinati,avremo le armi giuste per combatterla con il tempo.
Ma per ora ne abbiamo una essenziale,che non molti possiedono;
La speranza!

Il blog,da cui nasce l’associazione,adesso ne sarà sede principale,perciò se volete avere tutte le notizie riguardanti il nostro lavoro,potete semplicemente iscrivervi al blog QUI e riceverete via mail tutti gli aggiornamenti.

 

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La dottoressa De Simone e Francis Allenby

Ora vi propongo la relazione che ha preparato per noi la dottoressa De Simone e che ha enunciato egregiamente durante questa giornata.
Se volete sapere cos’è il bullismo e cos’è il mobbing,queste saranno parole esaurientemente comprensibili.

 

 

 

 


La categoria degli psicologi oggi è molto interessata a fenomeni come bullismo e mobbing, poichè molto diffusi in diversi contesti di socializzazione, e non solo strettamente a livello locale, ma anzi a livello internazionale.

COS’È IL BULLISMO?
Per definizione il Bullismo può essere inquadrato un fenomeno di prevaricazione tra ragazzi che si rendono autori di prepotenze ai danni di soggetti più deboli.
Gli elementi quindi che contraddistinguono il Bullismo sono:
intenzionalità: il comportamento in oggetto è volto a creare un danno alla vittima;
sistematicità: il fenomeno ha caratteristiche di ripetitività e perseveranza nel tempo;
asimmetria di potere: nella relazione il bullo è più forte e la vittima più debole e spesso incapace di difendersi.

Ciò che invece lo differenzia da un semplice comportamento aggressivo è quindi la ripetizione sistematica dell’abuso di potere attuato dai bulli nei confronti della vittima. Il bullismo, infatti, va distinto dai comportamenti trasgressivi ed antisociali in adolescenza che possono essere inquadrati come episodi singoli. In quest’ultimo caso si tratta di angherie, litigi e discussioni tra pari che non creano necessariamente un’asimmetria nella relazione.

ATTORI E FORME
Alcune caratteristiche del bullismo sono il fatto di vedere coinvolti diversi SOGGETTI ciascuno con un proprio ruolo:
Bullo: è caratterizzato da un comportamento aggressivo verso i coetanei e verso gli adulti, mostra scarsa empatia per la vittima, insofferenza verso le regole e spesso è connotato da un forte bisogno di dominare gli altri. Il bullo manca di “mentalizzazione” cioè di capacità di capire se stessi e gli altri in termini di emozioni, sentimenti e intenzioni.
Vittima: Solitamente è più ansiosa e insicura degli altri studenti, se attaccata reagisce piangendo e chiudendosi in se stessa. Soffre spesso di scarsa autostima e ha un’opinione negativa di sé e delle proprie competenze.
Aiutanti o gregari: sono ragazzi che spesso spalleggiano il bullo e che lo aiutano a mettere in atto le azioni violente nei confronti della vittima.
Spettatori definiti Bystanding: possono essere sostenitori, che lo incitano e lo approvano, senza però prendere parte alle azioni violente. Osservando e incitando, rinforzano il comportamento violento, legittimandolo. I bambini che assumono questo ruolo sono definiti anche “bulli passivi”, sono spesso insicuri e ansiosi e si sentono protetti dalla potenza del bullo. Possono essere Soggetti neutrali, che sanno ma non riferiscono nulla agli adulti, cercano di rimanere estranei, per timore o indifferenza.
Non Bisogna Dimenticare Che: Il potere del bullo risulta rafforzato dal supporto degli aiutanti, dai sostenitori e dall’indifferenza di coloro che si tengono fuori dal problema.
Esistono poi diverse FORME in cui il Bullismo può manifestarsi:
Bullismo diretto: è quella forma attraverso la quale un individuo reca sofferenza ad un altro in modo tangibile; esso può assumere la forma di un attacco fisico verso la vittima oppure può esprimersi sotto forma di azioni quali rubare o danneggiare averi, provocando nel soggetto un dolore emotivo. Esso comprende anche il bullismo verbale, ossia tutte quelle forme di espressione dell’aggressività nelle quali il soggetto viene insultato e/o umiliato, determinando nella vittima una sofferenza spesso insostenibile.
Bullismo indiretto: comporta una vittima intrappolata in una serie di dicerie sul suo conto, di atteggiamenti di esclusione nei suoi confronti, che la condannano all’isolamento. Questa seconda forma è quella agita di preferenza dalle ragazze, mentre i maschi si orientano prevalentemente verso l’aggressività diretta.
Cyberbullismo: di più recente diffusione a livello mondiale con l’affermarsi delle nuove tecnologie e dei social network, comporta l’uso di strumenti elettronici e avviene tramite la diffusione di messaggi infamanti o la diffusione di immagini che possono ledere la dignità dell’altro in modo esponenziale. WhatsApp e Youtube sono spesso i contesti dove il bullo può pensare di esaltare il suo operato: il “bullo” ad esempio pubblica su queste piattaforme un video registrato con il telefonino, dove vengono esibite le sue gesta nei confronti della vittima, provocando una ulteriore umiliazione.
Caso: Un caso significativo è il caso di una ragazzina di Padova, che nel 2014 si è lanciata da un palazzo. Non è stato un gesto improvviso, ma programmato da tempo. Si è tolta la vita perchè veniva insultata sui social ed in particolare su Ask.fm il famoso social network accusato più volte di favorire il cyberbullismo a causa dell’anonimato dei messaggi. Per spiegare ciò che ha provato e quell’eterno senso di solitudine che l’accompagnava, la quattordicenne lascia cinque lettere: due indirizzate ai genitori, una alla nonna e le ultime ai suoi amici. Preannunciava il gesto che avrebbe commesso, pregando di non dimenticarsi di lei.
Su Ask cercava di sfogarsi raccontando il suo mondo e le sue fragilità. Ma utenti anonimi, suoi conoscenti nascosti dietro nick virtuali, la istigavano al suicidio, offendendola ripetutamente. Il social, prima considerato come un rifugio, in seguito diventa un mondo di offese, in particolare per le sue pratiche di autolesionismo. “Ti tagli solo per farti vedere, sei patetica” le scrivevano. “Sei insignificante, suicidati” e tante altre offese sul piano fisico e sessuale.

Le vittime prescelte vengono sempre discriminate per qualche fattore, dalla semplice stranezza, alla timidezza, e spesso e volentieri per la forma fisica, l’eccessiva magrezza, l’obesità. Oggi il BODY SHAMING, la discriminazione corporea, si diffonde sempre di più anche grazie ai social network. Nessuno è immune, nemmeno le star internazionali, che anzi ricevono pesanti insulti su social come Instagram e Facebook. Il sovrappeso diventa oggetto di scherno e derisione, di molestie e vessazioni.
Caso: Ricordiamo tutti il caso del 14enne di Napoli che nel 2014 è stato sottoposto a una violenza incomprensibile perchè accusato da bulli di 10 anni più grandi di lui di una “colpa” per loro imperdonabile: essere troppo grasso. In tre hanno immobilizzato il ragazzino e gli hanno infilato un compressore d’aria nel retto. Il violentissimo getto d’aria gli ha lacerato le viscere, causandogli lesioni multiple al colon. Il ragazzo è stato operato d’urgenza e per i tre bulli di 24 anni è scattata la denuncia per tentato omicidio.
Esistono e sono sempre più frequenti i casi di BULLISMO OMOFOBICO: Si tratta di comportamenti finalizzati a emarginare, deridere, o picchiare un compagno o una compagna di scuola, in quanto omosessuali o presunti tali, magari perché lui è “troppo” effeminato o lei è “troppo” maschiaccia. Ed è il risultato di un disagio psichico e relazionale del bullo, un modo spaventato e infelice di affermare la propria presunta e rassicurante normalità.
Caso: Nel 2015, un quattordicenne di un liceo di Roma, iniziò a ricevere una serie di messaggi vocali sulla chat di classe da parte di un suo compagno. I messaggi erano ripetuti, continui, di natura offensiva ed omofoba. Inoltre, gli studenti avevano anche deciso di fare un “bagno di urina” al ragazzo, con delle bottiglie che avevano riempito, episodio che fu sventato solo grazie ad un compagno che rivelò al ragazzo quanto stava per accadere. Quando i genitori denunciarono tutto alla dirigente, questa ha minimizzato l’accaduto, definendolo una ragazzata.
Questo ci fa capire come spesso le autorità (di qualsiasi tipo) che dovrebbero essere le prime a sostenere in casi del genere, sono in realtà le prime ad accrescere l’isolamento attorno alla vittima.

PSICOLOGICAMENTE BULLI E VITTIME
Ciò che in primo luogo unisce la vittima al carnefice è una comune sfiducia nella possibilità di essere compresi dagli adulti e ciò comporta di conseguenza un distanziamento da loro.
Il bullo non si fida del genitore perché teme di diventare a sua volta oggetto di derisione o di aggressività verbale o fisica. Il bullo teme che le sue emozioni creino irritabilità nel genitore più che una vera preoccupazione e uno sforzo di comprendere il significato di queste azioni.
Anche la vittima non si rivolge al genitore in quanto è animata dall’aspettativa che questo venga ferito dalla sua vulnerabilità. La ferita narcisistica del genitore potrebbe poi dar luogo ad ulteriori situazioni di umiliazione: se il genitore della vittima si rivolge direttamente al bullo (o ai suoi genitori o alle autorità scolastiche) finisce con lo svilirlo ulteriormente. Ciò confermerebbe nell’adolescente- vittima la sensazione di essere “sbagliato”, che non se la sa cavare da solo e che crea problemi ai genitori in quanto li fa sentire umiliati, feriti e delusi.

IL BULLO E LA DEVIANZA
Considerando il bullo dal punto di vista psicologico, rileviamo che il loro comportamento è da considerare come un sintomo di un profondo disagio interiore, le cui radici quasi sempre risiedono nella famiglia di origine del ragazzo e/o nell’ambiente socioculturale nel quale vive.
Il comportamento antisociale, rappresenta per il ragazzo maltrattato in famiglia, rifiutato o non amato adeguatamente, il sistema prescelto per attirare l’attenzione su se stesso, nel tentativo, sbagliato e disperato, di affermare la propria esistenza.
Dietro il bullo che perseguita il compagno di scuola, spesso c’è stato un padre violento o assente, freddo, che in qualche maniera disprezza i figli e non li stima. O una madre emotivamente instabile e insicura, incapace di trasmettere valori morali o sociali.
Dietro il bullo c’è quindi mancanza di relazioni calde tra genitori e figli: freddezza, presa in giro eccessiva, poca attenzione, condivisione e interesse per i problemi dei più piccoli. O ancora Eccessiva disciplina, uso della vergogna, degli insulti, delle minacce, delle umiliazioni o di mezzi fisici per educare. Pressione eccessiva sui bambini per la scuola o altre attività con punizioni nel caso deludano le aspettative. Questi sono solo alcuni dei possibili fattori relazionali che contribuiscono all’affermazione di un comportamento prevaricatore.
Per quel che riguarda l’ambiente nel quale si trova la famiglia del ragazzo, anche questo elemento può influire pesantemente sul suo sviluppo psicologico.
Situazioni degradate, economicamente precarie, senza ideali morali, sociali, politici, religiosi, immerse in una subcultura di stampo mafioso o criminale, offrono al ragazzo una falsa idea di realizzazione personale attraverso la messa in atto di comportamenti delinquenziali.
In questo contesto, i ragazzi si manifestano con reati vandalici contro i beni pubblici, competizioni pericolose, uso di droghe o alcol, evasione scolastica, furti, scippi, partecipazione a risse.
Il bullismo è dunque solo uno dei modi in cui viene espresso il disagio minorile e i comportamenti devianti ad esso connessi. Sono in aumento forme di devianze che anche se non si esprimono sempre in comportamenti penalmente sanzionati sono egualmente distruttivi della personalità individuale e dannosi per la convivenza sociale.
Non bisogna dimenticare che nell’ambito della devianza minorile si considera l’azione deviante come una forma di comunicazione, in quanto richiama in maniera forte l’attenzione di coloro ai quali tale comunicazione è rivolta. Nel caso della devianza minorile la funzione dell’azione deviante è, quindi, non tanto di natura strumentale (si ruba per accumulare denaro), quanto di tipo espressivo: attraverso essa i ragazzi esprimono i propri bisogni di identità e di relazioni.

 

IL BULLISMO E’ QUINDI PSICOLOGICAMENTE SIMILE AL MOBBING
Per mobbing si intende comunemente un comportamento del datore di lavoro (o del lavoratore a pari livello gerarchico o addirittura subordinato), il quale con una condotta sistematica e protratta nel tempo caratterizzata da comportamenti ostili, attua forme di prevaricazione e persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro. Da ciò può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio psicofisico e della sua personalità.
Nel mobbing, i comportamenti rilevanti si caratterizzano, quindi, per il contenuto vessatorio e per le finalità persecutorie, e si traducono in critiche, molestie, minacce, maltrattamenti verbali e atteggiamenti che danneggiano la personalità e la reputazione del lavoratore. Il termine viene dal verbo “to mob” ovvero assalire.
Questo verbo fu usato per la prima volta dall’etologo Konrad Lorenz per sottolineare la ferocia con la quale certi animali si coalizzavano contro un membro del gruppo. Analogamente, il mobbizzato, viene letteralmente accerchiato e aggredito intenzionalmente da soggetti, attivi e passivi, e che mettono in atto comportamenti volti alla distruzione psicologica, sociale e professionale dell’individuo preso di mira.
Anche qui vediamo coinvolti diversi attori, ciascuno con un proprio ruolo.
I mobbers principali, ovvero l’autore o gli autori dell’azione vessatoria;
I mobbers secondari che sono coloro che affiancano gli attori principali.
I side mobbers: sono colleghi, superiori o anche sottoposti che, pur non partecipando direttamente all’aggressione, sono a conoscenza della situazione e spalleggiano il “capo”. Tuttavia si dichiarano totalmente estranei alla vicenda e vigliaccamente ignari della situazione
I bystanders, invece, sono coloro che assistono passivamente, con un ruolo che è molto sottovalutato nonostante abbia un’importanza cruciale per lo sviluppo del mobbing.
Ciò si realizza attraverso una acuta e particolareggiata metodologia dell’ “annientamento psicologico”. Per mezzo di angherie subdole, proprie della “violenza silenziosa”, quali malintesi, allusioni e sgarbi svariati e ripetitivi, si ottiene l’intromissione della violenza nel mondo psichico della vittima assaltata, in maniera considerevole, tanto da risultare ossessionata. Ecco la metodica di quello che possiamo chiamare un assassinio psichico.

Quali sono le CONSEGUENZE del bullismo e del mobbing per la vittima?
L’essere vittima di bullismo è comunque, a tutte le età, una situazione estremamente stressante che spinge il soggetto ad un crollo emotivo, psicologico, ponendo le basi per disturbi anche gravi nel lungo periodo. Il soggetto non fidandosi più del prossimo tenderà ad isolarsi, in alcuni casi finirà persino ad umiliarsi per cercare di gestire la situazione o ad avere seri problemi di relazione sociale.
Per quanto riguarda il mobbing, le fasi iniziali sono spesso i pensieri ricorrenti relativi alla situazione lavorativa, anche una volta fuori dal contesto professionale. Subentrano poi i sintomi fisici più comuni dello stress (psoriasi, acidità di stomaco, carattere irritabile, insonnia ecc …). Il pensiero costante assume più le fattezze di un’ossessione e il mobbizzato diventa spesso monotematico sia nel pensiero che nei discorsi. Il soggetto comincia ad esperire sintomi non più solo somatici, ma anche depressivi e ansiosi che possono ripercuotersi in maniera gravemente negativa sulla vita della persona, fino a comprometterne la vita relazionale.
Appare chiaro come sia importante intervenire in situazioni del genere da un punto di vista legale e psicologico, attivarsi per evitare di arrivare a situazioni di una certa gravità. E in questo scenario lo step fondamentale diventa quello della prevenzione primaria, ossia agire prima che il fenomeno subentri.

 


 

Infine,voglio lasciarvi il piccolo discorso che ho voluto fare per questa inaugurazione della nostra associazione.

 

 

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Io,ovvero la mia cartelletta.

 

 

Mi chiamo Valentina Grassi e sono stata vittima di bullismo.
Non ci interessa come e quando,una vittima rimane sempre tale.
Oggi sono qui perchè ho deciso di cambiare ruolo nella storia della mia vita.
Ho deciso di non essere più semplicemente una vittima ma anche una combattente.
Perciò sono qui per combattere questa violenza insieme al mio collega Francis,alla dottoressa De Simone e a chiunque voglia combattere con noi.

Nella Bibbia vediamo Davide che chiede a Dio:
“Salvami da chi mi perseguita,liberami,affinchè il mio nemico,come un leone,non sbrani l’anima mia lacerandola,senza che alcuno mi liberi.”1
Come fanno le vittime di violenza,invocano aiuto spesso senza sapere direttamente a chi rivolgere le loro invocazioni.
A noi. Noi offriamo un riparo e del conforto.

Più avanti lo stesso Davide rivela ciò che accade ai cattivi;
“Scava una fossa,la scava profonda,ma è lui a cadere nella buca che ha fatto.”2
Non solo le vittime pagano le conseguenze delle violenze ma anche gli stessi carnefici.
Non pensate che loro vivano a posto con la loro coscienza,non è mai cosi.
Ma noi rivolgiamo il nostro invito alle innocenti vittime,e insieme non saremo soli ma più forti.
Come ha detto il grande poeta:
“Tu mi hai dato il fango e io ne ho fatto oro”3
Noi siamo qui per fare questo.

 

Note:
1 Bibbia,Salmi 7:1-2
2 Bibbia,Salmi 7:15
3 Progetti di prefazione dei Fiori del Male,Di Charles Baudelaire

 

 

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9 thoughts on “È nata la nostra associazione: “LE IDEE”

  1. Valentina, dovrebbe essere un buon passo avanti parlare in pubblico per te, o ricordo male?

  2. E’ davvero stupendo quello che avete realizzato.

  3. Si una grande cosa

  4. Com’è andata poi?

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